L’UOMO E LA MONTAGNA

La particolare organizzazione territoriale della zona montana del Baldo compresa fra i 900 ed i 1.600 metri di quota si è originata nel corso del ‘700, quando la la nobiltà locale inizia ad estendere i suoi possedimenti anche nella zona montana. Vaste aree utilizzate fino a quel tempo dai pastori per l’allevamento ovino e caprino, vengono trasformate in importanti centri per l’alpeggio estivo dei bovini; nacono in tal modo numerose malghe la cui organizzazione territoriale rimane praticamente inalterata fino ai nostri giorni. Le estese superfici a pascolo vengono progressivamente ampliate con la conseguente riduzione del bosco; anche gli edifici annessi alla malga, attraverso successivi adattamenti dei precedenti ricoveri dei pastori, vengono modificati e trasformati in “baiti” per la lavorazione del latte e per la residenza dei malghesi durante il periodo dell’alpeggio.

pianta

Il “baìto” della malga presenta struttura e caratteristiche abbastanza simili in tutta la zona baldense; collocato sempre su dossi ventilati per favorire la conservazione del latte nei caldi mesi estivi, comprende il “logo del late” e il “logo del fogo”. Il “logo del late” veniva utilizzato per far riposare il latte nelle “mastèle” (larghi e bassi contenitori circolari di legno) e consentire l’affioramento della panna dalla quale si otteneva il burro; per garantire un adeguato arieggiamento, il locale è situato sempre nella parte a valle dell’edificio, è spesso realizzato in forma semicircolare ed è dotato di piccole finestre sbarrate da lastre di pietra o da pali in legno. Il “logo del fogo”, situato sempre a monte, è dotato di un caratteristico camino che sporge dalla pianta dell’edificio, onde evitare incendi del tetto, originariamente in “canel” (canna palustre) e per contenere la “caldera”, il grande paiolo di rame nel quale veniva scaldato il latte scremato per la successiva lavorazione in formaggio e ricotta. Sotto il “logo del late” è spesso situata una piccola stalla a vòlto, utilizzata come ricovero dei vitelli appena nati o del bestiame ammalato.

casara baito

Altri edifici accessori della malga sono rappresentati dalla “casàra”, per la conservazione del formaggio e dalle porcilaie dove venivano allevati i maiali alimentati con la “scòta”, il residuo della lavorazione del latte (siero). Accanto agli edifici vi erano piccoli appezzamenti per la coltivazione di ortaggi, delimitati da muretti a secco e “le riserve”, esigue abetine o pinete che servivano come riparo degli animali nelle giornate molto soleggiate o durante la notte. Nel territorio a pascolo della malga, infine, sono sempre presenti alcune “pozze”, ricavate da doline naturali impermeabilizzate con argilla, che raccolgono le acque piovane per l’abbeveraggio del bestiame.

Il “carico ” ossia il numero di capi che la malga può sostenere viene espresso in “paghe” corrispondenti al numero di capi bovini adulti. L’assegnazione delle malghe a privati o a consorzi di allevatori per le stagioni monticatorie viene effettuata attraverso un contratto di alpeggio basato appunto sulle “paghe”. Ogni “paga” si aggira come valore sui 7-10 chilogrammi di burro, variando in funzione della produttività dei pascoli.

La stagione di alpeggio inizia alla fine di maggio o ai primi di giugno in relazione all’andamento stagionale ed allo sviluppo del cotico erboso. La scadenza dei contratti di alpeggio è fissata tradizionalmente il 29 settembre, giorno di San Michele. In tale data i malghesi che scendono dai pascoli montani con le mandrie si radunano a Prada dove si svolge tuttora, con origini risalenti al 1.600, la fiera-mercato di “San Michel”.

Ancora oggi i pascoli delle malghe vengono sfruttati per l’alpeggio estivo del bestiame, costituendo per gli allevatori un significativo sgravio di lavoro e di costi. I “baiti”, invece, in relazione alle moderne tecniche di allevamento e di lavorazione del latte, hanno perso il loro tradizionale ruolo; negli ultimi decenni sono rimasti inutilizzati o abbandonati e, in molti casi, hanno subito un progressivo e immeritato degrado.

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Malga Busa

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Malga Valvaccara

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Malga Zocchi San Zeno di Montagna