GEOMORFOLOGIA DEL MONTE BALDO

Il Monte Baldo è costituito prevalentemente da rocce sedimentarie marine di tipo carbonatico che si sono sollevate in seguito a spinte tettoniche esercitate da un lato dalle Prealpi Bresciane e dall’altro dal blocco dei Monti Lessini, determinando il grande inarcamento convesso verso l’alto (anticlinale) che ha originato i caratteristici lineamenti strutturali della montagna.

Il piegamento del Baldo non è, però, così semplice e regolare come potrebbe sembrare a prima vista, sia perché ha dato origine ad una piega “a ginocchio” (poi in parte crollata , ed asportata dall’erosione) verso il versante orientale (che mostra, quindi, una morfologia molto più articolata del versante occidentale), sia perché è interessato da numerose fratture e faglie che rompono la continuità degli strati, che sono stati anche largamente smantellati dall’erosione.

montagnebaldo

La forma attuale del Monte Baldo, dunque, deriva dall’interazione di due fenomeni apparentemente in contrasto tra loro, ma che in realtà “collaborano” da milioni di anni nel modellamento della montagna: da un lato c’è la tendenza “costruttiva” data dal sollevamento della catena montuosa, che continua ancora oggi (fenomeno endogeno); dall’altro lato troviamo tutto un complesso insieme di fenomeni diversi di tipo erosivo che tendono al “disfacimento” della montagna (fenomeni esogeni). Di questi, alcuni sono stati importanti in passato, ma hanno cessato la loro attività, anche se possiamo riconoscere oggi i segni evidenti della loro azione: si tratta di erosioni e formazioni di detriti legate alla presenza dei ghiacciai nelle passate fasi glaciali, che si sono concluse circa 10.000 anni fa.

I fenomeni che attualmente sono i più attivi nel modificare di continuo la forma del Monte Baldo sono legati soprattutto alla dinamica dell’acqua, sia quella che scorre in superficie (determinando erosione) che quella che percola nelle profondità della roccia. Nella parte sommitale, però, è tuttora importante l’azione di rottura della superficie delle rocce per effetto dell’alternanza gelo/disgelo. L’azione dei fenomeni erosivi è fortemente condizionata dalla natura delle rocce (ovviamente le rocce più tenere subiscono maggiormente l’azione erosiva dell’acqua e del gelo), dalla struttura dei tipi di roccia e dalle forme preesistenti della montagna, in particolare la disposizione degli strati di roccia, che conferisce alla zona sommitale una caratteristica asimmetricità dei due versanti.

Tutto ciò ha fatto sì che lungo la particolarissima linearità del crinale del Monte Baldo (che si allunga da nord-est a sud-ovest) si susseguano una decina di cime superiori ai 2.000 m s.l.m. (M. Altissimo -2079-, Cima delle Pozzette -2132-, Cima del Longino -2179-, Cima Val Finestra -2086-, Cima Valdritta -2218-, Cima del Pra’ della Baziva -2207-, Punta Pettorina -2192-, Punta Telegrafo -2200-, Punta Sascaga -2152-, Vetta delle Buse -2155-, Coal Santo -2072-), alternate a selle che sovrastano le profonde valli e i caratteristici circhi glaciali, in un ambiente eccezionale per il panorama e per le particolarità naturalistiche.

SCHEMA-GEOMORFOLOGIA
erosione

Durante la glaciazione che ha determinato la presenza dei grandi ghiacciai della Val d’Adige e del Lago di Garda, la Valle di Novezza è stata sede di una lingua glaciale autonoma, alimentata da conche glaciali locali, che ha costituito un importante fattore di modellamento della valle stessa sia per il trasporto solido morenico che per l’erosione delle acque di fusione sottoglaciali. Successivamente, la forma della valle si è maggiormente articolata per la formazione di larghe superfici di spianamento delle rocce più tenere, l’ingombro di grandi massi di frana e il processo di erosione fluviale, collegato al sollevamento della montagna ancora in atto.

Il versante occidentale è caratterizzato da una maggiore uniformità strutturale (tettonica), dato che è formato dagli stessi strati inclinati che formano la piega anticlinale. Anche il versante occidentale, però, non è così uniforme come potrebbe sembrare a prima vista, per l’intensa opera di smantellamento operata dall’erosione, resa molto attiva dall’”energia del rilievo” particolarmente elevata (cioè dalla notevole pendenza). Si evidenziano, in particolare, due strutture morfologiche di erosione peculiari del versante occidentale del Monte Baldo: i “circhi glaciali” e i “ferri da stiro” (o “pale”).

I ferri da stiro (in veneto pale, ma chiamati anche mitre, per la somiglianza con il copricapo dei vescovi) si sono originati a seguito di una vasta frammentazione della roccia per la formazione di un reticolo di fratture (faglie) che ha suddiviso la serie stratigrafica in grandi prismi a base rettangolare; successivamente, il lato a monte di ogni prisma ha subito l’intensa azione erosiva dell’acqua e del gelo, che lo ha modellato fino a fargli assumere la caratteristica forma a punta (“ferro da stiro”). I “ferri da stiro” risultano allineati, dal basso verso l’alto, in file parallele separate tra loro dai solchi torrentizi.

I circhi glaciali sono vaste concavità circolari, scavate dai rami laterali pensili del grande Ghiacciaio del Sarca (che nell’Era quaternaria occupava l’intero bacino dell’attuale Lago di Garda). Si contano sette circhi glaciali, dei quali due sono doppi (Circo del Telegrafo e Circo di Valle Larga, situato tra la Punta Telegrafo, la Punta Pettorina e la Cima di Pra’ della Baziva). Nella parte più alta del “ventaglio” di ogni circo glaciale, l’erosione del ghiaccio ha messo a nudo la struttura stratiforme della roccia, mentre nella parte più bassa i circhi si aprono verso valle con caratteristiche “finestre” (nelle quali l’azione erosiva glaciale è evidente per la forma a “U” della valle) che si prolungano per un buon tratto con sezione pressoché costante, per continuare, poi, senza soluzione di continuità in profonde incisioni torrentizie, più marcatamente legate alla successiva azione di scorrimento ed erosione dell’acqua.

Per la natura calcarea delle rocce, su tutto il Monte Baldo sono molto diffuse, oltre alle grotte (fenomeni ipogei), diverse forme del suolo legate all’azione corrosiva dell’acqua in superficie (fenomeni epigei): doline, uvala, campi solcati, conchette di corrosione.

doline

doline: sono depressioni del terreno formate da fenomeni di corrosione e degradazione prevalentemente chimica del suolo, con forme e dimensioni estremamente variabili. Il fondo delle doline è solitamente ricoperto da terra rossa, da sedimenti argillosi o da detriti. In alcuni casi il fondo della dolina presenta un’apertura attraverso la quale vengono smaltite le acque; talvolta si collegano con spazi vuoti sotterranei (inghiottitoi) anche di notevole sviluppo.

uvala: sono depressioni asimmetriche e irregolari formate dalla fusione di diverse doline, caratterizzate da un’estensione molto maggiore di quella delle singole doline e da un andamento sinuoso e irregolare del piano di fondo, con varietà di pendenze.

campi-solcati

campi solcati (o “carreggiati”): superfici rocciose caratteristicamente lavorate dall’azione corrosiva dell’acqua piovana. Il processo avviene sia a livello chimico (dissoluzione del carbonato di calcio di cui queste rocce sono composte) che fisico (ruscellamento dell’acqua piovana o di fusione della neve): la superficie rocciosa sopra alla quale scorrono le acque viene corrosa secondo alcune linee di più intensa attività di dissoluzione, che risultano parallele tra loro per l’uniformità della pendenza del versante.

vaschette

conchette (o “vaschette”) di corrosione: sono forme cave della superficie della roccia larghe qualche decimetro e profonde qualche centimetro, che spesso conservano un residuo di acqua sul fondo. Si formano per l’azione corrosiva dell’anidride carbonica contenuta nell’acqua in decantazione (e non per scorrimento) a partire da una piccola depressione iniziale che viene progressivamente approfondita.